Whoopi Goldberg: «Nessuno mi ha convinta a recitare in Un posto al sole: sono io che ho voluto farlo. La perdita di Patrick Swayze è stata durissima: senza di lui non avrei mai fatto Ghost e vinto l’Oscar»
«Ho sempre fatto tutto quello che ho voluto fare nella vita: a volte sono piaciuta e altre no. Vorrei sempre fare cose che mi stimolano. Forse oggi non vengo più scelta per il mio aspetto fisico e l’età, ed è anche per questo che mi piace considerare i progetti che mi arrivano», spiega l’attrice aggiungendo che, se il pubblico gradirà la sua interpretazione e il suo personaggio nella soap, le piacerebbe molto tornare: «Bisognerà però vedere l’accoglienza dopo gli episodi. Mi auguro che il personaggio piaccia e che ci sia curiosità». Pensando alla situazione delle donne nell’industria – «Le donne sono come dei criceti sulla ruota: devono continuare a muoversi. La situazione non è brutta come vent’anni fa ma non è ancora perfetta. Questo vale per tutte le donne del mondo, indipendentemente dal colore della pelle e dalla lingua» -, Whoopi Goldberg parla ancora di uno dei motori capaci di tenerla in vita: la speranza. «Non potrei vivere se non avessi la speranza: è un ingrediente fondamentale perché la gente deve avere uno stimolo per migliorarsi sempre di più e dare il meglio di sé. È importante avere un incontro, uno scambio, delle occasioni per bilanciare le difficoltà della vita. Avere speranza e una cosa che mi ha insegnato mia madre», dice Whoopi aggiungendo che il successo è riuscita a salvarla. Sull’Italia, un Paese che frequenta assiduamente – aveva una casa in Sardegna e, ora, in Sicilia -, le parole sono cariche di affetto e gratitudine: «Ho conosciuto il vostro Paese attraverso il cinema, i film di Vittorio De Sica con Sophia Loren. Amo gli italiani perché portano un pezzo del loro Paese ovunque vadano restando sempre sé stessi. È un Paese fatto di tante sfaccettature che mi piacciono molto. Da ragazza avrei fatto qualsiasi cosa per lavorare con Federico Fellini: avendo ormai una certa età, tutti i cineasti con i quali avrei voluto lavorare non ci sono più, ma sono disponibile a lavorare con chiunque mi voglia. Trovo che il cinema sia un linguaggio che permette di sentirsi a casa».
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Ph.Giuseppe D’Anna\Fremantle
Dopo una piccola digressione su Papa Francesco che ha avuto il piacere di incontrare in Vaticano – «Era straordinario, un po’ come Papa Giovanni XXIII: parlava la lingua delle persone. Vorrei una Chiesa che accogliesse e andasse di più incontro alla gente. Gli italiani sono andati ovunque nel mondo e, anche negli Usa, hanno sempre lasciato qualcosa di sé, accogliendo gli altri con grande entusiasmo. Nell’assurdo mondo in cui viviamo ci dimentichiamo spesso che siamo un unico popolo» -, il ricordo più commovente è senz’altro quello legato al film che, nel 1991, le ha fatto vincere l’Oscar come miglior attrice non protagonista: Ghost. «È stato Patrick Swayze a dire ai direttori del casting che, se non mi avessero presa, sarebbero stati dei pazzi: se non li avesse convinti a contattarmi non avrei recitato nel film e non avrei mai vinto l’Oscar. È stato meraviglioso lavorare con Patrick: la sua perdita è stata durissima e mi manca tanto così come mi manca Robin Williams. Mi auguro che preghino per me nel Paradiso dove sicuramente sono».