L’Fbi nei seggi della Georgia: la vendetta di Trump contro il voto | il manifesto
Con una nuova, brutale accelerazione dell’offensiva trumpiana contro la realtà dei fatti e contro l’esito delle elezioni del 2020, l’Fbi ha fatto irruzione in un ufficio elettorale della Georgia, diventato negli ultimi anni uno dei bersagli della campagna complottista della destra americana. Al centro dell’operazione c’è la contea di Fulton, indicata dai sostenitori di Donald Trump come il fulcro di una presunta frode che, secondo una narrazione smentita in ogni sede, avrebbe sottratto la vittoria al candidato repubblicano per consegnarla a Joe Biden.
Un portavoce dell’Fbi ha confermato che l’operazione, «autorizzata dal tribunale», si è svolta presso il Fulton County Election Hub and Operation Center di Union City, una struttura aperta nel 2023 per gestire le operazioni elettorali della più popolosa area metropolitana dello Stato, quella di Atlanta, dove vive oltre un milione di persone. La perquisizione si è conclusa mercoledì sera, e le autorità federali non hanno ritenuto opportuno chiarire natura e obiettivi dell’intervento.
Secondo il mandato di perquisizione visionato dal Washington Post, l’azione rientra in un’indagine penale per presunte violazioni di due leggi federali: una sulla conservazione dei documenti elettorali e l’altra contro le frodi e le interferenze nel processo democratico. Un’impostazione che ribalta i termini della questione: non più Trump e il suo campo politico sotto accusa per aver tentato di sovvertire il voto, ma gli apparati locali di uno dei territori del Paese messi sotto pressione dallo Stato federale.
In un comunicato, il governo della contea di Fulton ha reso noto che l’Fbi era alla ricerca di «una serie di documenti relativi alle elezioni del 2020» e che il mandato autorizzava il sequestro di tutto: dalle schede elettorali fisiche ai nastri delle macchine di voto, dalle immagini del conteggio agli elenchi degli elettori. Un’operazione che ha portato alla raccolta di circa 700 scatole di schede, come confermato dalla commissaria della contea, Mo Ivory.
In un video diffuso sui social media dall’interno del centro elettorale, Ivory ha accusato Trump di «cercare di creare il caos» per piegare il sistema democratico ai propri interessi politici e favorire i repubblicani nelle prossime elezioni di midterm. Davanti ai giornalisti ha parlato di «un assalto agli elettori», annunciando che la contea sta valutando ogni possibile azione legale per fermare quella che appare come un’ingerenza politica mascherata da operazione giudiziaria.
«In America ormai non importa nemmeno se quello che dici è vero o giusto. Se il presidente decide di mandare le forze, lo fa», ha detto Ivory, riassumendo il clima di intimidazione che attraversa le istituzioni locali.
A rendere l’operazione ancora più inquietante è la presenza sul posto della direttrice dell’Intelligence nazionale, Tulsi Gabbard: una partecipazione anomala per un’azione di polizia interna. Secondo Reuters, Gabbard avrebbe contribuito negli ultimi mesi alla creazione di una rete intergovernativa che coinvolge anche il Dipartimento di Giustizia, impegnata a sostenere la strategia di ritorsione politica di Trump contro funzionari, enti locali e avversari considerati “nemici”.
La perquisizione arriva a una settimana dalle dichiarazioni rilasciate da Trump a Davos, dove ha nuovamente definito il voto del 2020 «un’elezione truccata», reiterando accuse sistematicamente smentite da tribunali, verifiche indipendenti e autorità elettorali. «Presto le persone saranno perseguite per ciò che hanno fatto», ha dichiarato il tycoon.
Già il mese scorso l’amministrazione Trump aveva avviato una causa civile per ottenere le schede elettorali del 2020 della contea di Fulton, chiedendo a un giudice federale di imporre al cancelliere della corte, Che Alexander, la consegna di schede, talloncini e buste del voto per corrispondenza. Alexander ha chiesto l’archiviazione del caso, ricordando che il materiale è sigillato in base alla legge statale. La contea di Fulton, a larga maggioranza democratica, nel 2020 ha sostenuto Joe Biden con un ampio margine. La consegna degli elenchi e dei materiali elettorali in vista delle elezioni di novembre sta diventando un chiodo fisso di questa amministrazione.
Pochi giorni fa la procuratrice generale General Pam Bondi ha scritto, inutilmente, al governatore del Minnesota Tim Walz chiedendo di cooperare con le autorità federali per l’immigrazione, e di consentire al Dipartimento di Giustizia (Doj) di accedere alle liste elettorali per “confermare che le pratiche di registrazione degli elettori del Minnesota siano conformi alla legge federale. Assecondare questa richiesta di buon senso garantirà meglio elezioni libere ed eque e aumenterà la fiducia nello stato di diritto”,
Nella sua lettera, Bondi ha forzato una correlazione tra il forte sentimento anti Immigration and Customs Enforcement, Ice, dello Stato, e una potenziale compromissione delle elezioni statali: “L’illegalità nelle strade è accompagnata dalle frodi finanziarie senza precedenti che si verificano sotto la vostra supervisione. Le frodi fuori controllo nel vostro Stato compromettono anche la sicurezza elettorale”.