Juventus-Napoli, serve l’impresa

Serve un’impresa. Anzi, l’impresa. Qualcosa di epico. Juventus-Napoli non è mai una cosa normalissima. Però forse stavolta lo è ancora di meno: si può tranquillamente rimuovere il passato, perché il presente ci consegna una situazione paradossale, mai vissuta prima in questa maniera piena di eccessi. E che cancella i racconti fatti di ambizioni, rivincite, vendette, campioni, gol stellari, allenatori, il Nord contro il Sud. Perché c’è qualcosa che rende tutto differente oggi: gli azzurri di Conte si presentano alla sfida con appena la miseria di quattro uomini di movimento a disposizione in panchina, ma solo perché Giovane riesce ad aggregarsi intorno alle 18 nel ritiro di Torino dopo le visite mediche a Milano e dopo il perfezionamento del contratto. E tra questi c’è Lukaku, ultima gara disputata il 14 agosto. Insomma, fate un po’ i conti. La grande armata capace questa estate di spendere 200 milioni per il suo mercato da imperatore, è ridotta a pochi uomini. Una sfida impari, da affrontare senza vittimismo, ma pur sempre oggettivamente non giocata ad armi pari per via delle assenze senza fine nel Napoli. Come i dieci piccoli indiani, i giocatori del Napoli si contano e scoprono che non ne rimane quasi nessuno.

Ma questo è un giallo senza assassino. Una sola certezza, in questa vigilia, gonfia di auspici e rimpianti, ma anche di presagi: i quattro portieri (se non è record, quasi) convocati da Conte. Ma c’è un motivo: perché pure Milinkovic Savic è in dubbio. Fortissimo dubbio per questo pomeriggio dopo un dolore accusato nell’allenamento di ieri mattina. Sul volo è salito, ma dovrà fare un provino in mattinata. E solo allora si capirà. Ma in ogni caso, si chiederà a Meret di stringere i denti e provarci. Lui, Alex, se la sente. È rientrato questa settimana dopo l’infortunio, non gioca titolare dal 28 settembre, 4 mesi fa. E sennò spazio a Contini. Tanto, quest’anno ne abbiamo davvero viste di tutti i colori. O la va o la spacca, la partita senza appello: perché per raccogliere le briciole lasciate dall’Inter, bisogna solo vincere. Sennò si scivola a distanza abissale dal primo posto e se non è l’abdicazione dallo scudetto, poco ci manca. Ma in queste condizioni di strazio, si fa fatica a pensare in maniera ottimista: le tante assenze, praticamente undici (si è fermato pure Mazzocchi, per capirci) hanno tramutato questa partita in un esercizio di pura ferocia. Il signor Edward Murphy, ingegnere, postulò la legge che ormai si attaglia perfettamente al Napoli: se qualcosa può andar male, lo farà. L’abisso continua a spalancarsi in effetti sotto i piedi dei prodi azzurri, reduci già dalla seratina da tregenda di Copenaghen. L’infermeria è stracolma, la situazione in casa Napoli è allarmante: pure Anguissa non si sa che fine ha fatto. Sembrava dovesse tornare oggi, invece non c’è. E pare serva un’altra consulenza alla schiena. Perché chissà che timore c’è.

La gara di Antonio

Un tormento questo viaggio verso casa di Conte. L’intreccio emotivo che lo lega alla Juve è una questione lontana e intensa. Nell’incrocio inevitabile di destini, Antonio non ha tempo per la malinconia o per temere magari i fischi delle sue vecchie curve. Non sono ore serene, non possono esserle: si dovrebbe stare nella sua testa per apprezzare il frastuono dei pensieri. Intanto, meno male, almeno c’è Lukaku: lentamente verso il ritorno alla normalità, ma ci vuole ancora tempo. Non è una situazione invidiabile per Conte e non fa nulla per rendersi la vita facile. Nonostante la situazione da “codice rosso” non fa sconti ad Ambrosino e Marianucci che in questi giorni hanno scelto di non allenarsi in gruppo seguendo la linea linea aventiniana e polemica decisa dal loro procuratore Giuffredi. E Conte li ha messi fuori rosa, in pratica. E poco importa se due in più sarebbe comunque serviti come il pane in questo periodo di carestia. Ma Conte è Conte. In ogni momento della sua vita.

Anche oggi qualcosa si inventerà. E farà lo stesso contro il Chelsea. Si fida dei suoi prodi uomini che ha trascinato allo scudetto e questa gara con la Juventus fa bollire il sangue nelle vene di tutti. Settore ospiti come sempre gremito di tifosi azzurri residenti al Nord: la trasferta, si sa, è vietata ai campani. Ma ovvio che il popolo del Napoli arriverà con le orecchie basse, paventando il peggio, e forse per questo Conte tenterà la mozione degli affetti con i suoi in queste ore. Antonio Conte ha consumato un’altra vigilia silenziosa, ormai lo fa sempre. Giocheranno in tre in difesa, e la sensazione che pure questa volta non ci sarà Beukema e che il tecnico opterà per la stessa formazione che, in ogni caso, nel primo tempo ha ben figurato in Danimarca. Serve l’impresa. Stavolta davvero qualcosa di epico. Con la Juventus di Spalletti che può arrivare a meno uno dagli azzurri. E con Lucianone che potrebbe riaprire i discorsi per un posto al sole in Champions. Complicando il cammino del Napoli.