Il tradimento del civismo: cinque anni di potere usato per interessi personali
Il Sindaco Enzo Voce ha costruito il proprio profilo pubblico presentandosi come espressione della città, come interprete di un progetto civico capace di superare vecchie appartenenze e rendite. Tutto questo è stato tradito e mortificato dai fatti accaduti in questi cinque anni. L’esito concreto dell’azione politica e amministrativa racconta altro: la strumentalizzazione sistematica delle istituzioni locali, l’uso dell’amministrazione come leva di consenso e posizionamento, fino alla conquista di un ruolo esterno al mandato cittadino – quello di “portavoce”, ideologico e di fatto, del Presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto – in un quadro di relazioni politiche che comprende anche l’ex Presidente della Provincia Sergio Ferrari.
Questa evoluzione non è neutra: segnala un modello di potere in cui Crotone non è fine, ma mezzo; non è comunità da servire, ma terreno da usare. Quello che è appena trascorso è stato un quinquennio di conflitti, rotture e “cannibalizzazione” del civismo.
Se si vuole una conferma semplice, basta guardare cosa è accaduto in Consiglio Comunale. In cinque anni non abbiamo visto soltanto lo scontro fisiologico tra maggioranza e opposizione. Abbiamo assistito a qualcosa di più grave: lo scontro permanente dentro la stessa maggioranza civica nata attorno al nome del Sindaco.
I casi sono numerosi e noti alla città: – le frizioni e le rotture che hanno coinvolto il Consigliere Meo; – le vicende politiche della Consigliera Anna Cantafora; – il progressivo distacco e la delusione del gruppo “Stanchi dei soliti”, che pure aveva offerto sostegno convinto; – l’avvicendamento e la sostituzione di figure assessorili rilevanti, tra cui Sorgiovanni, come segnale di instabilità e gestione “a strappi”; il ritiro della ‘componente ecologista facente capo a Enzo Frustaci – fino all’episodio più simbolico e più inquietante: la colluttazione fisica, lo scontro manesco tra il Consigliere Ioppoli e il Sindaco. Questi fatti, presi insieme, non sono aneddoti. Sono la fotografia di un metodo: un civismo “vampirizzato”, usato finché utile e poi scaricato; un sistema che ha preferito la fedeltà al confronto, la verticalità al pluralismo, la convenienza alla partecipazione.
Abbiamo cioè assistito al disvelamento di una grande bugia fatta di camaleontismo e opportunismo che sostanza nei fatti il tradimento del progetto collettivo per approdare egoisticamente al carrierismo personale e della cricca di interessati che sostiene Voce. Una coalizione civica è, per definizione, un patto: amministrare la città come comunità, ascoltare, rendere conto, costruire competenze, aprire spazi.
Il quinquennio appena trascorso racconta invece un’impostazione che ha puntato su: – gestione del consenso attraverso reti e micro-equilibri; – conflittualità come strumento di dominio; – uso delle risorse e della rappresentanza per posizionamenti personali.
Quando l’azione pubblica diventa principalmente “trampolino” verso altri incarichi e altre filiere di potere, la città paga due volte: paga in dignità istituzionale e paga in opportunità mancate. Il bilancio definitivo di questa sbagliate avventura è desolante, impressionante in termini politici, sociali ed economici: feste, propaganda e risultati insufficienti sono le sole parole conclusive di questa tristissima parentesi.
Crotone non aveva bisogno di narrazioni autocelebrative. Aveva bisogno di rigore, scelte, priorità. E invece una parte rilevante dell’energia pubblica è stata dispersa in eventi, feste e festini, in comunicazione e immagine, mentre la città reale – quella delle periferie, dei giovani costretti a partire, delle famiglie in difficoltà – restava sullo sfondo.
Sul piano dei rapporti con i grandi attori economici e industriali, a partire da ENI, il giudizio politico che proponiamo è netto: accordi e interlocuzioni che hanno prodotto poco o nulla in termini di trasformazione strutturale, poca capacità di pretendere ricadute vere, poca forza nel difendere un interesse generale che dovrebbe essere non negoziabile: lavoro dignitoso, tutela della salute, risanamento e sviluppo.
Crotone non può accontentarsi di protocolli e passerelle: ha bisogno di risultati misurabili, di scelte che migliorino davvero la vita delle fasce più disagiate.
Per questo è necessario ripartire dal mondo civico perché oggi, davanti a questa esperienza dilapidata, c’è un rischio: credere che il civismo sia stato un’illusione e che l’unica strada sia tornare ai recinti, alle bandiere, alle appartenenze automatiche.
Sarebbe un errore. Il civismo non è il problema: il problema è chi lo ha tradito. Il civismo vero è metodo e sostanza: è competenza, controllo democratico, prossimità, ascolto, trasparenza. È comunità che decide, non pubblico che applaude. È una rete di cittadini, associazioni, comitati, professioni, quartieri che non accetta di essere usata come serbatoio elettorale.
Come candidato a nuovo Sindaco di Crotone con Coalizione Civica di Crotone sento l’urgenza, per queste ragioni, di rivolgere un appello chiaro e pubblico a tutte le donne e gli uomini che in questi anni hanno partecipato, sostenuto, lavorato, sperato e poi sono stati delusi: – ai consiglieri e alle consigliere che hanno vissuto sulla propria pelle il clima di conflitto e di rottura; – ai gruppi civici che hanno creduto nel progetto e ne sono stati marginalizzati; – alle associazioni, ai comitati, alle realtà sociali e culturali che non vogliono più essere comparse; – alle competenze cittadine (professionisti, docenti, operatori, lavoratori) che chiedono serietà e pianificazione; – a chi ha votato Voce per il cambiamento e oggi non si riconosce più in quel percorso.
È il momento di ricostruire. Ricostruire un campo civico largo, plurale, rigoroso. Un campo che non sia proprietà di nessuno, che non ruoti attorno a un capo, ma attorno a un programma: lavoro, salute, ambiente, quartieri, servizi, giovani, legalità, sviluppo. Questo è il mio appello che sento di rivolgere a tutti i protagonisti presenti nel cosniglio comunale, nella certezza che c’è ancora bisogno di impegnarsi per una grande battaglia politica a favore di Crotone e del territorio.
La Coalizione Civica di Crotone propone una scelta semplice e netta: mai più un civismo ridotto a slogan e poi piegato a interessi di carriera. Mai più istituzioni comunali trattate come strumenti privati. Mai più una città tenuta ferma mentre si coltivano posizionamenti altrove. Mai più civismo usato e gettato.
Questa città merita rispetto. E il rispetto si chiama: confronto, responsabilità, trasparenza, risultati. Il quinquennio che si chiude deve diventare una lezione politica: quando il civismo viene trasformato in macchina personale, finisce in macerie. Ma dalle macerie si riparte, se si ha il coraggio di dire la verità e di ricominciare insieme. Noi ci siamo. Per ricostruire il mondo civico, per ridare senso alla partecipazione, per restituire Crotone ai crotonesi.
VITO BARRESI – Coalizione Civica di Crotone