Whoopi Goldberg: «A Napoli mi sento a casa, assomiglia a New York»

Vanno finalmente in onda le puntate di “Un posto al sole” dove vediamo l’attrice americana

Whoopi Goldberg con Patrizio Rispo

Tiziana Lupi 29 Gennaio 2026 alle 09:39

Signora Goldberg…
«Solo Whoopi, per piacere».

Inizia così la nostra chiacchierata con Whoopi Goldberg, l’attrice americana che, da venerdì 23 gennaio, è entrata nel cast di “Un posto al sole” dove rimarrà per circa un mese (in una decina di puntate). La Goldberg veste i panni di Eleanor Price, un’esuberante imprenditrice americana arrivata a Napoli ufficialmente per acquistare un lussuoso yacht.

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Whoopi, com’è nata l’idea della sua partecipazione a “Un posto al sole”?
«Il mio amico Jago (scultore che vive a Napoli, ndr) conosce Patrizio Rispo, ne hanno parlato e mi hanno offerto questa occasione. Ho accettato subito perché mi avrebbe permesso di trascorrere del tempo in Italia e perché “Un posto al sole” è una serie divertente, che intrattiene ma affronta anche tematiche che fanno riflettere chi guarda».

Era già stata in Italia?
«Sì. Amo il vostro Paese, l’ho “conosciuto” per la prima volta grazie al cinema, ai film di Vittorio De Sica e Sophia Loren, e continuo a tornarci: ho vissuto in Sardegna, sono passata in Sicilia. L’Italia ha tante sfaccettature, c’è una varietà di persone e di stili di vita e questo mi rende felice. E poi amo gli italiani perché hanno un grande spirito di accoglienza e, nell’assurdo mondo in cui viviamo e in cui dimentichiamo di essere un’unica razza umana, ti fanno sentire a casa da qualsiasi posto tu provenga».

Sardegna, Sicilia e, adesso, c’è anche Napoli. Ormai è quasi italiana…
«Quando ho girato, non ha mai smesso di piovere, ma è stata un’esperienza straordinaria. Inoltre Jago mi ha fatto scoprire la città, i siti architettonici e archeologici. Mi sono sentita a casa perché a Napoli il ritmo di vita è veloce, la gente si muove in fretta come a New York (città dell’attrice, ndr)».

In Italia molti attori snobbano le soap che considerano un prodotto di Serie B.
«È un pregiudizio che c’è anche negli Stati Uniti. Lo trovo assurdo per l’abilità delle persone che vi lavorano e per i ritmi di lavoro: gli attori sono in grado di riuscire a memorizzare tantissimo, girano anche tre o quattro episodi contemporaneamente. Io ho recitato in teatro e al cinema, ma non lo avevo mai fatto in una soap e “Un posto al sole” mi ha fatto ritrovare il piacere della recitazione. Avevo dimenticato i motivi per cui faccio l’attrice».

Quali sono?
«Riuscire a dare, attraverso l’interpretazione, una visione del mondo che nessun altro è in grado di offrire. Noi attori incarniamo tante persone differenti, facciamo un mestiere straordinario».

Che a lei ha regalato tanti premi, tra cui l’Oscar per “Ghost”. Che ricordi ha di quel film?
«Il ricordo è per Patrick Swayze, è stato lui a convincere il responsabile del cast a farmi fare il provino. La perdita di Patrick è stata durissima, era un amico e mi manca. Molti miei amici sono morti, spero che nelle loro preghiere, dal cielo, si ricordino di me».

Il successo le ha dato tanto. Le ha tolto anche qualcosa?
«No. Il successo mi ha salvato».

La riporto a “Un posto al sole”. Sul set è andato tutto come se l’aspettava o ha avuto qualche sorpresa?
«La sorpresa più grande è stata l’essere ben accolta nonostante il mio italiano non proprio perfetto. Per il resto, ha funzionato tutto alla perfezione e poter passare tanto tempo con gli attori alla fine dei ciak è stato un dono».

Quasi una vacanza, insomma.
«Sì, perché mi ha permesso di non pensare alla politica e a questo orribile mondo. Mi sono presa una vacanza da me stessa e dal mio essere una donna impegnata».

C’è un regista italiano con cui le piacerebbe lavorare?
«Da giovane avrei fatto qualsiasi cosa pur di girare un film con Federico Fellini. Ora i grandi cineasti non ci sono più, purtroppo, ma io sono disponibile per chiunque abbia voglia di lavorare con me».

Pensa di tornare sul set di “Un posto al sole”?
«Me lo auguro».